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Come
è nato il romanzo Potrei
dire che i fantasi esistono... e io credo d'aver visto quello di Emma Collins.
C'è stato un momento, quando ero nel pieno della ricerca storica dopo aver
deciso di scrivere qualcosa, che ho sentito la sua presenza intorno a me. Conoscevo
già la sua casa alla Moneta, perchè lì ci vado in vacanza
da sempre. Una casa semplice, di stile ottocentesco che appare enorme venendo
da Caprera perchè è proprio alla fine del ponte, su una collinetta
affacciata sul passo, dirimpetto alla Casa Bianca
del Generale. Attaverso gli anni mi sono appassionata alle storie de La Maddalena,
alle vicende della sua popolazione di cui faceva parte a pieno titolo anche Giuseppe
Garibaldi. Come sfuggire del resto al suo fascino?
Lo sentivo un po' parte della mia famiglia perchè ogni anno s'andava a
salutarlo alla tomba, sedendo per una foto familiare sotto il grande pino piantato
per la nascita di Clelia. Leggendo le sue Memorie ho scoperto
che la Collins, di cui sapevo ancora ben poco, lo aveva aiutato nella fuga da
Caprera prima della battaglia di Mentana e ho naturalmente cominciato a fantasticare,
ma anche ad allargare le mie ricerche così che ho trovato le lettere e
i biglietti di Garibaldi alla Collins nell'archivio dell'Istituto per la Storia
del Risorgimento italiano al Vittoriano. Scrivere
un romanzo storico? Se è un romanzo deve esserci necessariamente la fiction,
altrimenti diventa un saggio. E io i saggi, almeno per ora, non so scriverli.
Sono una giornalista e mi è sempre piaciuto raccontare i fatti e le
storie in cui mi imbatto nella mia professione di cronista, mettendoci naturalmente
qualcosa di mio. E poi della protagonista della storia, cioè Emma
Collins si sa poco e niente e anche quello che si sa sembra far parte della leggenda.
E allora perchè non inventarsi vicende mai accadute? Perchè non
inserire la sua storia di fantasia in un contesto che permette di raccontarne
altre? E' così che è
nato il mio romanzo: alla vita reale di Garibaldi, quella raccontata da storici
e biografi ho intrecciato quella di Emma, la sua "segretaria inglese"
e ammiratrice, forse anche amante, facendo parlare lei stessa. Difficile?
Non poi così tanto se sì è liberi di attribuirle pensieri
e sentimenti che non hanno bisogno della verifica storica e che hanno la qualità
di apparire assai verosimili. Al lettore non resta che scoprire o intuire dove
finisce la Storia e comincia la letteratura (e viceversa). |
La
leggenda che circonda Emma Collins in un articolo del The NewYork Times nel
1908
Nuova
storia d'amore garibaldina La misteriosa vedova inglese di Caprera che
amò il Liberatore Roma, 16 gennaio - La Tribuna pubblica
un'interessante testimonianza riguardo Giuseppe Garibaldi, il Liberatore, fornita
al giornale dal suo più intimo amico e seguace, Achille Fazzari. Quando Garibaldi
andò a vivere sull'isola di Caprera, una coppia inglese di nome Collins lo incontrarono
lì. I tre erano gli unici abitanti dell'isola. Gli inglesi vivevano una vita piena
di romanticismo e vivevano già da molti anni a Caprera. Molto poco si sa di loro,
e nulla di come fossero giunti sull'isola. La loro casa era sulla riva del
mare, ma vivevano soprattutto in una piccola imbarcazione. Si procuravano il cibo
con la caccia e la pesca, ma talvolta il marito si recava all'isola della Maddalena
per fare acquisti o per ritirare le lettere che al tempo impiegavano 15 giorni
per arrivare. Durante la sua assenza Mrs Collins rimaneva a bordo della barca,
con il viso coperto da un pesante velo, cosa che aveva creato la leggenda che
la sua bellezza fosse stata rovinata da cicatrici dovute ad ustioni. Garibaldi
incontrava spesso Mr Collins ma durante quegli anni non vide mai neanche fuggevolmente
il viso della donna. Quando Collins morì, Fazzari dice che la moglie costruì
lei stessa una tomba nella quale depose i resti del suo amato consorte. Poi Mrs
Collins cambiò il suo modo di vivere. Eliminò il velo rivelando un bellissimo
viso. Anche il suo personale era molto gradevole e dimostrò di essere anche molto
colta. Fu nella sua vedovanza che si innamorò di Garibaldi. "Io ho visto
- dice Fazzari, le numerose lettere che ella scrisse all'eroe. Datano dal 1860
e continuano per alcuni anni". Ma ben poco è noto dell'amore di questa donna
inglese per l'italiano. E Fazzari, che sembra sapere più di chiunque altro su
questa storia romantica, si è rifiutato di dare ulteriori dettagli e per questo
conclude: "Lasciamo questa storia nel suo mistero. Io non so perchè ho sollevato
un angolo del velo". |