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L’intervista  al magazine “Ostia In” (Settembre 2005)

Barbara

da cronista a scrittrice

 

Di Alessandro Fulloni

Schiva, riservata, forse timida. Eppure chi la conosce non la definirebbe certamente così. A suo tempo cronista d’assalto, mai preoccupata delle conseguenze dei suoi articoli graffianti  che su “Paese Sera” a Ostia hanno fatto scuola: Barbara Minniti è diventata una tranquilla (si fa per dire) e affascinante signora cinquantenne con villino all’Infernetto, cane, gatta e figlio dodicenne. Ma non è che si sia dimenticata delle scrittura. Dopo un lungo periodo di ufficio stampa al Comune di Fiumicino, eccola riapparire con un romanzo da poco uscito nelle librerie italiane per i tipi della Robin Editore.

Si intitola “L’ombra della notte” e racconta in 120 pagine una storia tutta “girata” tra le quattro mura di una casa dove un uomo sta morendo e dove le sue donne, quelle della sua vita, sfilano davanti al suo letto per ripescare vecchi ricordi, gelosie, amori veri o presunti, rivalità,  sofferenze, felicità  e abbandoni. L’intreccio scorre via in uno stile narrativo molto introspettivo  che ha ben poco di quello asciutto cui è costretto di solito un cronista, e già questo è un fatto.

Le chiediamo qualcosa di questa sua nuova avventura.

 

Come mai questo romanzo così lontano dalla tua esperienza professionale?

Mi piace scrivere e raccontare e non sono il tipo che resta inchiodata al proprio ruolo. Da tempo di fatto il mio lavoro non è più quello di  giornalista e forse per questo la mia necessità di scrivere e comunicare si è trasformata. Ho approfittato di un momento di tranquillità per mettere sulla carta un’idea su cui stavo rimuginando da tempo. Era solo un’idea all’inizio, poi l’ho sviluppata ed è diventata un breve romanzo. Devo dire che c’ho preso gusto, per cui certamente ne seguiranno altri.

 

Ma l’idea com’è nata? E’ una bella sfida affrontare  argomenti impegnativi come quelli contenuti nel tuo libro.

E’ vero e non so se sono riuscita fino in fondo ad esprimere veramente quello che volevo. Ho affrontato un tema difficilissimo come quello della morte, ma solo per lanciare una serie di riflessioni, intrecciandolo ad altri temi come l’amore, la gelosia, la rivalsa, il senso di abbandono e anche l’egoismo.

 

E’ una storia autobiografica?

Assolutamente no, non riuscirei mai a scrivere qualcosa di autobiografico, anche se naturalmente c’è molto di me e del mio modo di vedere la vita. Ma la vicenda non ha nulla a che fare con me. Del resto credo che un narratore debba e sappia raccontare qualsiasi storia filtrandola attraverso le proprie vicende ed esperienze, di cui fanno parte anche le letture, i film visti, i racconti degli altri, insomma.

 

Hai scrittori ai quali ti ispiri?

Non so, amo molti scrittori e leggo anche molto e di tutto. Può essere che abbia rubato involontariamente qualcosa dello stile di Sandor Marai (spero non si rigiri nella tomba) e mi piacerebbe molto scrivere come Simenon. Ma io sono un tipo molto autocritico e mi trovo sempre in difficoltà di fronte a queste domande. Però in molti mi hanno detto che il mio libro è “elegante” e questo mi ha fatto molto piacere.

 

Difficoltà nella pubblicazione del libro?

No, probabilmente sono stata fortunata. Ho inviato il dattiloscritto ad una serie di piccoli editori e la Robin mi ha risposto subito. Ho scoperto però che per gli esordienti il problema è la distribuzione. E’ difficile nelle librerie arrivare sullo scaffale delle “novità”, anche dove ti conoscono.

 

Hai detto che scriverai altri romanzi. Magari con ambientazione Ostia?

Chissà, però non credo. Ostia fa troppo parte della mia vita per poter diventare il luogo per una mia storia inventata.

 

La conosci bene?

Caspita, certo che la conosco bene. Oggi forse un poco meno di anni fa quando per le esigenze del mio giornale ero costretta a tenerla sotto controllo palmo a palmo. Ma anche dopo un lungo periodo di lontananza, l’ho ritrovata più o meno come la ricordavo. Quando vedo sui giornali la “cronaca di Ostia”, mi viene da sorridere nel leggere certi titoli, identici a 20 anni fa.

 

Ma tu non vivi esattamente a Ostia

No, abito all’Infernetto dove con la mia famiglia arrivai nel lontano 1968. Ma ho sempre gravitato su Ostia ed è qui che ho frequentato  il liceo e poi mi sono fatta le ossa come giornalista. Oggi, con l’Associazione LitoraleNet, faccio anche l’operatrice culturale (vedi “Lo schermo di carta” presso la biblioteca comunale Elsa Morante, n.d.r.) e sto preparando una mostra storico-didattica che spero trovi posto anche a Ostia entro l’anno.

 

E l’Infernetto l’hai trovato cambiato?

Direi  proprio di  sì e pare che non sia finita. Stranamente oggi è più faticoso viverci, anche se  noi pionieri siamo stati abituati a ben altro. Non sarà che sto invecchiando?

 

Un auspicio per il futuro?

Per il futuro di Ostia? Che i suoi giovani sappiano amarla senza rimanerne imprigionati, che riescano a staccarsene per guardare oltre il suo confine e poi magari  tornare per contribuire al suo sviluppo con idee e energie nuove. C’è bisogno di cambiamento e aria fresca. E se lo dico è proprio perché io stessa mi sento quasi un dinosauro. E come me, credo che i dinosauri non avessero nessuna nostalgia per il passato.