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CAPITOLO I
“Vuole rivederle”.
Marta si chiuse alla spalla
la porta, sussurrando la breve frase. Forse sarebbe dipeso dal tono della sua
voce se Silvia avesse evitato uno dei suoi scatti di
stizza irragionevole.
“Vuole rivederle”. Riprovò l’intonazione. Immaginava quando glielo avrebbe detto. Dandole
le spalle davanti al lavabo della cucina per evitare il suo sguardo e la sua reazione
istintiva. Non era facile farle accettare una simile situazione, ma d’altra
parte, che alternativa aveva? Silvia avrebbe dovuto mandar
giù in un modo o nell’altro la decisione del padre, lui
ora aveva ogni diritto, non era possibile negargli nulla.
“Vuole rivederle”.
Marta cercò di immaginare la loro visita nella
grande casa. C’era posto per tutti. Anche se fossero arrivate nello stesso
periodo, avrebbe potuto dare a ciascuna
una camera. Chi sistemare nella stanza che dava sul giardino di
fronte? Sicuramente era la più bella. La più bella andava certamente ad Adriana. La sua bellezza splendente
era quasi un mito per lei. Sapeva quanto Franco la considerasse
una delle donne più straordinarie che avesse conosciuto,
ma lei non l’aveva mai vista. Ne era stata profondamente
gelosa, gelosa del ricordo di Franco che forse, nella sua capacità di esteta,
l’aveva resa ancora più interessante e per questo quanto mai detestabile. Gliel’aveva
descritta con occhi e capelli scuri, capelli lunghi e
lucidissimi con improvvisi riflessi azzurri. Zigomi pronunciati su una pelle sempre abbronzata, una bocca perfettamente
proporzionata al viso sorridente. Ecco, Franco le aveva detto che Adriana non sorrideva con la bocca, ma con il viso.
Gli occhi le si illuminavano dando luce all’intero volto.
“Vuole rivederle”.
Andò in cucina in attesa che
arrivasse Silvia e mise su la pentola dell’acqua per la pasta. “Vuole rivederle”.
Non se n’era accorta, ma Silvia era lì e l’aveva sentita
sussurrare le due parole.
“Che dici?”
Sobbalzò e quasi fu sul punto di gridarle: “Ebbene
sì, le vuole rivedere”.
Allora si girò per affrontare lo sguardo di Silvia
appoggiandosi al bordo della cucina.
“Tuo padre ha deciso di rivederle”, disse con un tono
che non ammetteva repliche e si sentì una vigliacca dando a Franco tutta la responsabilità
della sua decisione, come se lei ora non fosse che una semplice messaggera e volesse
prendere comunque le distanze
dalla sua decisione.
“Chi, esattamente?” chiese Silvia scrutandola, ma senza
un’apparente reazione emotiva.
Marta approfittò per girarsi verso la macchina del
gas. Non voleva dirle quei nomi guardandola negli occhi. Strano, aveva pensato
che Silvia avrebbe capito subito.
“Adriana e Cécile”
“Anche la francese?”
“Sì, anche Cécile. Mi ha
dato l’incarico di chiamarle al più presto e invitarle qui
per qualche giorno. Vuole parlare con loro, non so di cosa”.
“Forse non lo sa neanche lui”, replicò Silvia facendo
spallucce. “E comunque – aggiunse – noi forse non lo
sapremo mai. Non so come fai ad accettare questa situazione, mamma”..
Ed ecco finalmente la stizza.
Marta l’aveva attesa preoccupandosi che non arrivasse più. Sarebbe stato molto
peggio, in fondo. Ora sapeva di poter affrontare
una discussione con lei.
“Non c’è alternativa. Non possiamo opporci. Si tratta
di ospitarle per pochi giorni e se tu non vuoi frequentarle puoi trovare il modo
di startene alla larga. In fin dei conti a casa ci stai
ben poco, al massimo sarai costretta a vederle a cena. Porterò io il peso di questa
situazione, non ti preoccupare”. E poi aggiunse: “Come al
solito”.
Silvia si era seduta nel frattempo a tavola e giocava
con le molliche rimaste sulla tovaglia. Era pensierosa e stranamente silenziosa.
“In fin dei conti, tutto ciò è molto romantico”, disse
finalmente. “A papà è sempre piaciuto pensare di vivere in un film”.
E non avrebbe potuto dire niente
di peggio. Marta si chiese se non l’avesse fatto apposta. La sua conflittualità con lei e Franco non era mai mascherata e Marta
era consapevole del suo bisogno di ferirli con quel suo atteggiamento volutamente
cinico. Tanto più ora.
Ma Silvia somigliava molto a
Franco, erano quasi due gocce d’acqua con quel loro carattere rude. Il sarcasmo
era il loro cibo quotidiano, non avevano certo il dono
della simpatia. Anche se, proprio come Franco, Silvia era irresistibile.
Non per la sua bellezza, no. Aveva un viso disarmonico
ma interessante, col naso dritto e gli occhi di Marta, un azzurro cupo
che sembrava quasi un indaco, nelle giornate di maltempo. Come il mare che diventa
scuro quando il cielo è grigio, così gli occhi di Silvia
si trasformavano in piccoli pozzi profondi in cui non si riusciva a intravedere
nulla. Le accadeva anche quando si arrabbiava. Sembrava un gatto e ci si sarebbe aspettato di vederle tirar fuori gli artigli. Sì, un
gatto. E infatti poi sapeva essere misteriosa, una specie
di sfinge che ha la capacità di leggerti l’anima senza neanche penetrare il tuo
corpo. Le era del tutto naturale, lo aveva ereditato
o imparato da Franco. Le bastava un’occhiata per capire chi si trovava di fronte
e ne era così certa che questa sicurezza si tramutava
in una sorta di superiorità congenita che gli altri finivano per accettare, riconoscere
ed apprezzare.
Marta non replicò al suo commento.
Ora aveva altro per la testa.
Innanzitutto cosa avrebbe detto ad Adriana
e a Cécile. Le avrebbe rintracciate? Avevano ancora
quei vecchi numeri di telefono che le aveva dato Franco?
Avrebbero accettato l’invito? Sapeva che molto sarebbe dipeso da lei e da come sarebbe riuscita
ad attirarle lì. Aveva quasi il sospetto che Franco la volesse mettere alla prova e se nessuna o anche solo una delle
due non fosse venuta, forse lui avrebbe avuto la conferma di quel che sospettava:
che lei era una donna gretta e gelosa, che anche in una situazione come la loro
continuava a mantenere assurdi sentimenti di possesso. Non era così,
Franco lo sapeva bene, si divertiva solo a giocare con gli stati
d’animo altrui buttando lì magari solo la parola giusta, proprio come Silvia.
“In fondo è romantico”, aveva detto Silvia. Franco
invece le aveva detto solo: “voglio rivederle”. Ma in
quella breve frase perentoria c’era il grido di chi si aggrappa
ai propri ricordi perché non ha altro che lo aiuti ad andare avanti. Un grido
romantico, non c’è dubbio.
Pranzarono in silenzio sapendo che Franco si era steso
sul letto a riposare. Non si affacciò alla porta della sua stanza. Lo immaginava
con un libro appoggiato sul petto, la radiolina sintonizzata sulla filodiffusione
a basso volume e quasi percepì il suo respiro faticoso.
Decise di mettere a posto le idee prima di provare
a chiamare le due donne. Del resto, non era l’ora adatta. Quante volte le avevano
spiegato che non si chiama al telefono all’ora del riposino
pomeridiano? Ma chi si faceva ormai più di questi scrupoli?
I cellulari suonano a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo,
in chiesa e nei musei, a teatro e perfino ai funerali.
Si disse che forse era meglio
agire d’impulso. Tutto le era più facile quando doveva
affrontarlo senza premeditazioni.
Andò al telefono e compose il numero di Adriana. Perché proprio lei per
prima?
Ci misero un po’ a rispondere.
“Pronto?”. Era
un ragazzino
“Buon giorno, cercavo Adriana”
“Un momento, vado a chiamargliela, è fuori sul terrazzo”.
Marta sentì il rumore della cornetta che veniva appoggiata
in modo brusco accanto al telefono e poi la voce del ragazzino che allontanandosi
chiamava la mamma.
Quindi Adriana aveva un figlio, ma
Marta non lo sapeva e si chiese se Franco
fosse aggiornato. A sentirlo al telefono doveva avere circa 10 anni.
“Pronto”
Eccola Adriana, con la sua voce profonda che lei non
aveva mai sentito prima ma di cui le aveva parlato Franco.
“Sì, pronto, scusami Adriana”
“Ma chi è?”
“Sono Marta, la moglie di Franco”.
Si era aspettata un attimo di silenzio dall’altra parte
del filo e invece Adriana disse subito:
“Marta? Salve Marta, non ci siamo mai viste ma è come se ti conoscessi. Che succede,
come mai questa telefonata?”. Nessun cambio di tono, una voce calda e amichevole,
quasi divertita.
“Ti chiamo perché Franco vorrebbe invitarti qui per
qualche giorno”, rispose Marta senza riprendere fiato.
“Che novità è questa? Ma che è matto? E sei tu a fare questa
telefonata d’invito. Franco non finirà mai di stupirmi. Sono tanti anni che non ci vediamo,
perché dovrei venire?”.
La sentì ridacchiare.
E allora Marta, abbassando il
tono della voce, le disse: ”Perché sta morendo”.